San Geminiano a Pontremoli: storia e devozione


Francesco Natali, Gloria di San Geminiano, affresco, prima metà del sec. XVIII, volta della Cattedrale
San Geminiano, il secondo Vescovo di Modena, ma, di fatto, per la sua grandezza morale e pastorale, il protovescovo, è nato attorno all’anno 313 a Cogneto, località a sei chilometri da Modena. Siamo negli anni in cui Costantino il Grande, dopo la vittoria definitiva sui suoi antagonisti, in particolare su Massenzio al Ponte Milvio presso Roma, assieme a Licinio emanava l’Editto di Milano con cui concedeva la libertà di religione. Il Vescovo Antonino chiamò Geminiano a far parte del clero, ordinandolo diacono; alla sua morte, avvenuta probabilmente attorno al 350, Geminiano fu eletto Vescovo per volontà del popolo. La sua opera pastorale, in un ambiente ancora quasi totalmente pagano, dovette essere forte ed incisiva: è lui il padre nella fede della comunità cristiana di Modena, e da questo momento il nome della città è indissolubilmente legato a quello del santo, che evangelizzò i pagani e difese la nascente comunità ecclesiale dagli errori degli eretici di quel tempo. Numerose sono anche le guarigioni fisiche e spirituali da lui compiute. Geminiano chiuse la sua esistenza terrena, dopo un quarantennio di vita episcopale, il 31 gennaio 397.

Autore ignoto, Vergine con Bambino in Gloria e S. Geminiano, S. Bernardo, S. Giovannino e S. Lorenzo, olio su tela, seconda metà del sec. XVII, Chiesa di San Geminiano
Nel territorio della Lunigiana storica, le origini del cristianesimo sfuggono ad una datazione storica certa. Il sistema viario connesso al valico della Cisa, detto in passato strada del Montebardone, via Francigena o Romea, assume l’importanza di via di grande comunicazione nel periodo longobardo-bizantino. Il cappuccino Bernardino Campi, alla fine del Seicento, scrive che i pontremolesi sono stati mossi a devozione verso San Geminiano “ad imitazione di Narsete”, il vincitore dei Goti: “Era già scorso mezzo secolo incirca che il glorioso San Geminiano, Vescovo di Modena, aveva deposto la spoglia mortale, (…) le cui sacre ossa operavano stupendi prodigi, da’ quali mossi i pontremolesi, determinaronsi di eleggere un sì grande eroe per loro principale protettore, acciò li proteggesse singolarmente nel passaggio del crudele Attila, e dall’inondazione de’ fiumi. (…) Avendo Narsete, capitano generale dell’imperatore Giustiniano, dato una gravissima rotta a’ Goti sotto Brescello, in cui vi restò morto Totila, loro re (…) e perché, nel ripassare più volte per Modena, aveva udito e veduto le prodigiose grazie e stupendi miracoli, che operava il glorioso San Geminiano (…) giunto in Venezia, innalzò un tempio al suo protettore. Ad imitazione di Narsete, mossi i pontremolesi a singolare devozione verso San Geminiano, lo presero anch’essi per loro singolare protettore, et a di lui onore innalzarono in Pontremoli un sontuoso tempio”.
La Chiesa di San Geminiano, legata al nucleo primitivo di Pontremoli, nasce come cappella per volontà della famiglia degli Adalberti. Viene citata per la prima volta in un documento del 1095, dal quale risulta che Ildeberto del fu Ildeberto e Corrado Giudice del fu Azzone cedettero i rispettivi diritti sulla Cappella di san Geminiano alla Mensa dei Canonici di Santa Maria in Luni. Fu sede di una delle cinque parrocchie cittadine fino al 18 dicembre 1721, quando il titolo parrocchiale fu trasferito nella Chiesa di Santa Maria Assunta, elevata a Insigne Collegiata, futura Cattedrale della Diocesi di Pontremoli. Nella Chiesa si continuò a celebrare la festa del patrono fino al 1910, quando Monsignor Angelo Fiorini, vescovo della Città, la trasferì nella Cattedrale. Ancora oggi la Chiesa è sede della Confraternita del Santissimo Sacramento.
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